


| Allevamento in Norvegia |
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| Scritto da Vittorio Pinelli |
| Giovedì 03 Luglio 2008 12:00 |
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Allevamento in Norvegia
La passione per l’allevamento degli uccelli in Norvegia la si vede in genere tramite strutture ampie, basate su voliere all’aperto adiacenti a costruzioni in legno per l’inverno. Gli ornitofili devono attenersi alle rigide regole che proibiscono qualsiasi specie autoctona in cattività, in addizione è proibito importare uccelli che potrebbero adattarsi alla natura e al clima norvegese, se liberati (volutamente o accidentalmente). Questo perchè in tal caso potrebbero ibridarsi con specie locali selvatiche e inquinare in tal modo la fauna volatile selvatica, oppure svilupparsi come specie presumibilmente senza nemici naturali e arrecare comunque danno alla fauna locale. Per questi motivi gli allevatori norvegesi hanno fino ad oggi allevato per lo più canarini, pappagallini e tutta la gamma di estrildidi australiani ed africani e diamanti nelle loro più svariate colorazioni. Negli ultimi tempi soltanto si notano allevamenti di carduelidi sudamericani, tra questi quelli più ricchi di esemplari sono il Lucherino Testa Nera ed il Cardinalino del Venezuela. In questo piccolo articolo si rivolge lo sguardo ad un allevatore eccezionale sia per bravura che per le specie che alleva.
E’ una splendida giornata di metà agosto. In Norvegia con l’aggettivo splendida si intende un cielo terso, una temperatura di circa 18 gradi e il giorno di circa 14 ore di luce intorno alla metà di agosto. E pensare che in Italia il 15 Agosto diciamo Ferragosto e la consideriamo la giornata più calda dell’ anno.
Con intelligenza, dico, perchè le voliere sono intercomunicanti attraverso un sistema di porte retate a chiusura alternata (gestibili dall’ esterno) in modo da poter isolare al bisogno in una voliera dei soggetti, oppure trasferire dei soggetti da una voliera ad un’ altra oppure aprire tutte le porte retate e ottenere una sola enorme voliera di circa 25 metri di lunghezza, 4 metri di profondità e 2,5 metri di altezza. In questo modo Ketil può separare le coppie che vuole durante la stagione di riproduzione e lasciare tutta la voliera a disposizione di tutti i suoi soggetti durante il periodo di riposo. Insomma un sogno! La maggior parte delle voliere sono alberate e rigogliose di vegetazione di sottobosco, arbusti, cespugli e rampicanti che sotto i raggi del sole creano quei fantasmagorici riflessi e penombre che mi ricordano la mia infanzia, quando ascoltavo estasiato nella vegetazione di sottobosco l’ improvviso flautato canto di un merlo che non riuscivo mai a vedere, o l’ incantevole strofa da violino di una capinera. Da bambino per me quello era proprio un mondo misterioso e fatato. Ebbene Ketil alleva uccelli insettivori, la flora di sottobosco è parte integrante del suo allevamento.
Mi viene incontro sullo spazio antecedente l’ entrata principale della sua casa, un po’ a orsacchiotto con gli occhi a spillo e il sorriso nella barbona grigia. Nel soggiorno mi mostra l’ impianto stereo che ha appena acquistato ed installato, con cavi a fibre, sistema surround di non sà quanti watt, ma non riesco a seguirlo come vorrebbe e come per educazione dovrei, lo sguardo va nel giardino da dove arrivano canti flautati, cinguettii, richiami. Se ne accorge, sorride e mi invita ad uscire in giardino. La voliera maggiore è quella che si vede frontalmente appena si esce in giardino. Anche la parte non adibita a voliere è alberata e con cespugli, di fiori e di bacche. Il sole fà giochi di luce tra le ramificazioni e nell’aria svolazzano piccoli insetti e farfalline. Mi avvicino alla voliera più grande per sbirciare. La vegetazione è abbastanza fitta all’ interno e stento a individuare uccelli. Dal fogliame arriva sempre più alto ed irritato un gracchiare secco.Cchià , cchià Cchia Cchia Cchia Cchia Cchia Cchià. Sono i genitori che si allarmano mi spiega Ketil. Guarda bene per terra vicino a quella conifera suggerisce. Completamente fermi, attaccati l ‘uno all’ altro, all’ ombra intravedo a stento due piccoli appena saltati dal nido , non ancora in grado di volare. Non riesco a capire la specie, stò per chiederlo a Ketil quando un magnifico esemplare di Usignolo del Giappone , quasi accorgendosi che ho individuato la sua prole raggiunge con la velocità di un proiettile il ramo appena sovrastante e indispettito ed impettito mi guarda e continua a gracchiare. Sono Usignoli del Giappone! Esclamo. Beh, la denominazione è errata, mi spiega Ketil. Viene comunemente chiamato così perchè i primi importatori furono i giapponesi. Leiothrix lutea è il suo nome latino ed è un uccello diffuso in India settentrionale, Cina meridionale e penisola indocinese. L’usignolo del Giappone non appartiene come l’Usignolo alla famiglia dei turdidi, bensì alla famiglia dei timalidi. Ma è un uccello fondamentalmente insettivoro, come hanno tirato su la prole? Chiedo. Seguo questo progetto da 10 anni, spiega Ketil. Ti posso garantire che non vi è nulla a caso in queste voliere, nulla eccetto le ramificazioni alle quali lascio prendere la direzione che vogliono, ma il tipo di piante, la luce che filtra dall’ alto, l’alimentazione, insomma tutto è frutto di osservazione e aggiornamenti continui che durano da 10 anni. Vedi, continua, se hai una voliera di grandezza anche relativa e ci metti un pò di conifere che compri in un vivaio, un coppia di questi uccelli molto probabilmente costruirà il nido e deporrà uova. E poi? La storia e le difficoltà non finiscono là, cominciano. In questi anni le ho viste tutte: uova deposte e non covate, uova covate e poi abbandonate poco prima della schiusa, pullus abbandonati una sola ora dopo essere nati, pullus abbandonati dopo 4 -5 giorni e pullus venuti meno in prossimità dello svezzamento. Più volte ho pensato di rinunciare anche per non soffrire a guardare impotente la penosa fine di questi meravigliosi pulcini, ma poi le coppie costruivano il nido nel fogliame che a volte non vedevo prima che i pulcini saltassero fuori. Cosa avrei dovuto fare? Chiuderli in un gabbione senza possibilità di nidificare? Ho speso invece una grandissima parte del mio tempo libero ad osservare questi fantastici uccelletti vispi e chiacchieroni, che quasi sembrano burlarsi di te quando li guardi, che si tengono in contatto audio continuamente con una gamma di piccoli suoni che vanno da un fioco gracchiare ad uno schietto sghignazzare, intercalati da corti richiami flautati. Il magnifico e possente canto del maschio, un canto che ti fa sognare la penombra di boschi fitti e rigogliosi, che ti fa quasi sentire lo scrosciare di una piccola cascata nascosta nel verde.
Ebbene, Ketil la ama proprio questa sua passione. Quale è il segreto Ketil?
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| Ultimo aggiornamento Giovedì 11 Febbraio 2010 06:46 |