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Attraverso una nebbia fitta e grigia, all'alba di questo nuovo giorno,l'ho sentito.

Una lama argentea, cristallina , attraversava e fondeva la nebbia come lama rovente nel burro, ed io sanguinavo, perchè la lama del rasoio, all'alba, pesca profonda sul viso dormiente.

Così nel vapore dello specchio, appare l'etna, ed il vesuvio; il mio viso coperto di schiuma. La lama accarezza i contorni, e sento l'odore del gelsomino e la fragranza del mare, ed il profumo delle verità..

Bologna opulenta, magnifica, mi entri nell'anima come un virus letale; ma il mio sangue si ribella, ed anche il mio maschio lì fuori, vedeil sole, adesso che albeggia, ed i suoi timidi raggi indiscreti, attraversano corridoi umidi :

Il mio maschio, senza anello e senza destino, il mio maschio colmo di onore e di verità, la verità e l'onore che io ho perso; ascolto le grida della battaglia, ed il mio maschio di cardellino, annienta i raggi del nuovo giorno con il suo canto armonioso e sensuale.

Se il sole di questo inverno avesse onore, potrebbe annientarlo con la sua luce, ed il calore, perchè quel canto soave, lo dileggia e lo mortifica.

Si sciolgono le pareti della gabbietta, esplodono all'incontenibile fragore, ora Lui è libero...

Libero nella nebbia, nella polvere delle nostre rovine, libero nella sventura e nell'indifferenza; oppure,. un ritorno alle mani amorevoli, alla tua sublime devozione, depositario di storie passate, piccolo giaciglio delle tradizioni, delle cose buone di un tempo; un ritorno verso un amore immenso ed indelebile.

Il mio destino è andato perso col tuo.

Chino il mio capo, e mi guardo allo specchio, e non mi riconosco.

Questa nebbia ed il tuo canto mi uccidono lentamente, nostalgia e tristezza azzannano le mie membra, lacerano le pareti della mia anima, e la vita scorre inutile, fra calcoli e menzogne, attende, fuori dalla finestra del bagno, attraverso lo spiraglio che io lascio al tuo canto, mentre la luce che offendi, goffa,non riesce a passare.

Un libro di algebra sotto la testa, da cuscino; la mia indolenza e la mia infanzia, la mia sicilianità, e tu, che mi riconosci, fra i rami saltelli, e gorgheggi, canti e non ti fermi, e ferisci l'anima ,che ha voglia ora, di espiare .

Mi sono smarrito; e fra le nebbie, sfido le leggi ed il dolore.

Sento nelle mie orecchie ancora il tuo canto, e la risacca, e mi spengo lentamente ogni giorno,perchè sei tu il padrone del mondo; maestro delle sue infinite melodie, sei tu, il genio dell'armonia; sposi i colori,per farli giacere; rosso con giallo,nero col grigio e col bianco, come Dio comanda, e la volontà più recondita dei suoi capricci, e trova in testrumento, ed essenza .

Le mie albe sono calme solo all'ombra del tuo canto; nelle notti scureinvece, e negli autunni, tardo ad addormentarmi, e cammino nel buio,vagando fra rovine e fantasmi, e mi acquieto,in silenzio; quando è muta, terribile muta ,ed aspetto la luce che squrcia l'attesa, con un limpido gorgheggio ,che le penne siano ben fatte, e che sorga dinuovo il sole.

Quando mi illudo di aver capito le fattezze del mondo, e decifrato i suoi dialetti, mi strugge l'assenza del tuo messaggio, perchè è dentro me, ma non lo riconosco: illuminami allora, prima che tutte le gabbiette smettano di cantare;

aiutami, perchè questo sentiero non mi piace ,perchè il mondo stà cambiando, perchè non è ancora tutto perduto.

Anellino nero, giallo,...piccolo, medio, marca da bollo...denuncia,permesso, fax.. anello,tagliato,...più largo,..più stretto, le gazze..le uova..le multe,...le offese, effese,

il buio,.il.buio,...silenzio....silenzio...sccccc....

 

Salvatore Pipitone

 


 

 

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